Ostetrica On Air: il pianto dei bambini, da tapparsi le orecchie?!

Pubblicato da il 7 Febbraio 2020

La nostra ostetrica, Amalia Allevato, anche questa settimana, apre una finestra sull’universo femminile e sulla sua complessità.

 

I bambini piangono … Sí, piangono. Per loro il pianto è importante, imprescindibile, vitale. Significa che ci stanno chiedendo qualcosa. Che si stanno adattando. Che hanno fame, sete, sono sporchi, nervosi, è doloranti, hanno semplicemente bisogno di noi. E allora che fare, nonostante i giudizi di chi ci è attorno? Rispondere, perché solo così costruiamo una comunicazione con il nostro cucciolo, una di quelle comunicazioni immediate ed efficaci, per cui ad una richiesta seguirà una risposta e questo segnerà il suo essere piccolo, ma anche adolescente e poi adulto.

Qualcuno ci chiederà di ignorarlo o di isolarlo, perché altrimenti diventa un “vizio”. Efficace strategia, si direbbe per i risultati: il bimbo smetterà di piangere dopo un po’, ma non perché si abitua (o magari non è viziato). Ma perché non esiste risposta. Si arrende. Cede. Pensate dunque ad un adulto così, che ha imparato a non comunicare un bisogno, non esprimere le proprie fragilità, a nasconderle, per poi implodere in frustrazione, violenza, ansia, depressione.

“Quando un adulto piange la prima cosa che dice é SCUSA. SCUSA. Lo sapete perché chiediamo scusa? Io credo che sia perché stiamo mettendo in difficoltà l’altro. Perché crediamo in quel momento di metterlo di fronte al più grande degli ignoti, la più incolmabile delle sfide : sostenerci. Nel bisogno. Perché a un adulto non si può più dire che siamo cattivi se si piange. Possiamo solo non sentirci adeguati a rispondere. O possiamo passare all’abbraccio, lo stesso che ci sarebbe serviti da bambini, quando però ai nostri genitori è stato detto che dovevamo farci crescere i polmoni”.

A cura della Dott.ssa Amalia Allevato


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