Zampe in Salvo: ‘Alt! Io non posso entrare’

Pubblicato da il 14 Febbraio 2020

Zampe in Salvo, ogni settimana, apre una finestra d’amore per gli animali.

Io non posso entrare! Mentre nel nord Italia si inaugurano sempre nuove aree cani, bar e biblioteche abitati da gatti, nei supermercati puoi fare la spesa assieme al tuo cane e puoi anche portartelo in ufficio, qui da noi com’è la situazione? Il nulla cosmico! Anzi, a onor del vero, i locali sono tappezzati delle note immaginette di cani all’interno di un simbolo di divieto di accesso con tanto di dicitura “Io non posso entrare”. Chiedo a voi, gente illuminata, i motivi validi sottesi a simili divieti.

Noi proprio non riusciamo ad accettare che cani e gatti, nostri compagni di vita, non possano accompagnarci durante le nostre faccende quotidiane e anzi siano costretti a stare senza di noi tutto il giorno, solo perché – a detta di alcuni -.  “sporcano, portano malattie, sono rumorosi, pericolosi e fantasticherie varie”. Che poi, sarà pure vero che alcuni cani sono rumorosi e pericolosi… ma ciò accade solo perché hanno un “padrone” che evidentemente non ha saputo educarli. In proposito mi vengono i mente le strutture ricettizie “child-free” sempre più in aumento perché sempre più gettonate tra chi vuole godersi cene, viaggi e soggiorni senza lo schiamazzo di bambini intorno. Scelta imprenditoriale molto criticata ma che riscuote molto successo a quanto pare, dato che in queste strutture le prenotazioni sono aumentate proprio dopo il divieto di accesso ai minori di anni 14.

Io ho amato il modo ironico e provocatorio ma efficace di Gabriele Berbenni, giovane titolare della pizzeria “Bagà” in provincia di Sondrio che, stanco di vedere i bambini dei suoi clienti correre e urlare per tutto il locale, disturbando gli altri clienti e mettendo a rischio l’incolumità propria, dei camerieri e degli altri avventori e stanco soprattutto di vedere ignorati i suoi ripetuti inviti ai genitori di tenere a bada i loro figli, ha esposto un cartello nel suo locale che recita: “I bambini lasciati incustoditi a correre in giro per il locale che urlano, o in piedi su panche e sedie, disturbano gli altri clienti. Pertanto ci riserviamo il diritto di prenderli in cucina a lavare i piatti con tanto di nastro adesivo sulla bocca”. Firmato “l’uomo nero”.

A chi ha urlato all’illecito scandalo, il titolare ha risposto che il locale non è vietato ai bambini, ma ai genitori che non sanno educarli e ha invitato questi ultimi ad andare al suo locale senza i loro figli o ad andare in un’altra pizzeria o, a limite, a starsene a casa a educarli. Immensa stima e standing ovation per quest’uomo! Non solo ha rotto un annoso tabù (i bambini non si toccano che sono angioletti del Signore) e ha saputo fronteggiare egregiamente le critiche ma addirittura ha aumentato la clientela! Perché diciamocelo: i bambini sporcano, trasmettono malattie, sono rumorosi e pericolosi! (ah ma non erano i cani?!)

A chi non avesse colto il nesso con l’ouverture di questo articolo, l’arcano viene presto svelato: così come per i bambini il problema non sono i bambini in sé ma i genitori, il problema dei cani sono i loro “padroni” che non li sanno (o non li vogliono) educare. Nessuno vuole snaturare i bambini che hanno tutto il diritto di correre, urlare, piangere, lanciare oggetti, sporcare e sporcarsi, ma i loro diritti devono conciliarsi con i diritti alla quiete e alla sicurezza degli altri. Né i luoghi di aggregazione delle persone vengono sacrificati nella loro funzione solo perché viene consentito l’accesso a cani educati e condotti da padroni consapevoli. Insomma, anche qui è una questione di buon senso: i divieti assoluti (di ingresso a cani e bambini) dovrebbero rappresentare delle eccezioni motivate mentre la regola dovrebbe essere quella di dare fiducia alle potenzialità intellettive delle persone, come tali capaci di discernere quando portare con sé bambini e cani in un locale pubblico e quando è meglio liberarli in un parco giochi o in un’area cani (ove esistenti).

A cura della Presidente dell’Associazione ZAMPE IN SALVO, Annalisa Fedele.


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